Il Giornale · Orologeria

Lo stratega di Glashütte: come Ernst Kurtz portò l'orologio da polso al successo

30 agosto 2026 · Cielo 1914, Milano

Nella storia dell'orologeria di Glashütte c'è un capitolo che parla poco di meccanica e molto di visione. All'inizio degli anni Trenta la produzione di orologi da polso nella cittadina sassone riprendeva slancio dopo la crisi economica del decennio precedente, ma il mercato era già presidiato da produttori che avevano colto la nuova tendenza con largo anticipo. A colmare quel ritardo non fu un orologiaio: fu un avvocato di 38 anni, il dottor Ernst Kurtz. La sua vicenda è raccontata da Glashütte Original nella serie «100 anni di orologi da polso a Glashütte», e merita di essere conosciuta anche da chi gli orologi li sceglie, non li costruisce.

Un avvocato alla guida di UROFA e UFAG

Dopo la crisi degli anni Venti, a Glashütte restava poco margine per difendere il rango di uno dei grandi centri orologiai della Germania. Per le due aziende del distretto, UROFA e UFAG, il futuro passava dal mercato in rapida espansione degli orologi da polso. La guida di entrambe fu affidata a Kurtz che, pur non essendo del mestiere, individuò subito il vero ostacolo: il valore percepito. L'orologio da polso era ancora considerato meno preciso e meno affidabile di quello da tasca, e Glashütte partiva da outsider in quel segmento. Prima dei calibri, andava costruita una reputazione.

La prima campagna moderna dell'orologeria di Glashütte

Kurtz rispose con una strategia che oggi chiameremmo rebranding. «Orologi da polso che possono competere con gli orologi da tasca» divenne il soggetto di quella che è considerata la prima campagna di marketing moderna nella storia dell'industria orologiera di Glashütte. Capì anche il peso di un messaggio forte: il Calibro UROFA 58, introdotto nel 1935, fu presentato su pubblicità e manifesti con il nome Raumnutzwerk, «movimento che risparmia spazio». Il nome raccontava la sostanza: la qualità ingegneristica dei movimenti da tasca trasferita in un calibro da polso molto più compatto. La strategia funzionò, e il Calibro 58 divenne il movimento più venduto tra gli orologi fino ad allora prodotti a Glashütte.

Tutima, «quello del tutto affidabile»

Per le varianti superiori dei movimenti UROFA, Kurtz introdusse la denominazione Tutima, dal latino, traducibile come «quello del tutto affidabile». Il suo simbolo, il Tau, divenne presto un segno riconoscibile sui quadranti di molti orologi assemblati da UFAG. Un nome, un simbolo, una promessa: gli ingredienti del marketing orologiero come lo conosciamo oggi c'erano già tutti.

Il lascito

Kurtz guidò le due aziende fino al 1945, quando fuggì in Germania Ovest prima dell'arrivo dell'esercito sovietico. Dopo la guerra UROFA e UFAG confluirono nella VEB Glashütter Uhrenbetriebe, l'azienda statale che riunì i produttori ancora attivi a Glashütte. A Glashütte non tornò mai, ma è ancora considerato lo stratega che accompagnò quell'industria nell'era moderna.

Perché questa storia ci riguarda

La nostra bottega apre nel 1914, pochi anni prima che questa vicenda cominci. Da quattro generazioni, in Piazza del Duomo, vediamo da vicino l'altra metà della stessa storia: un orologio si sceglie per la meccanica, ma la fiducia si costruisce con la coerenza di un nome, anno dopo anno. È vero per una manifattura sassone degli anni Trenta ed è vero oggi per chi entra in boutique a scegliere il primo orologio meccanico.

Fonte: serie «100 anni di orologi da polso a Glashütte», Glashütte Original, luglio 2026. Adattamento a cura di Cielo 1914.

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